Logo THETIS

Sommergibile SCIRÉ (allestimenti 1940 e 1941)

 89,00

Kit in resina da stampa 3D e fotoincisioni in scala 1:200. Il kit consente di realizzare il sommergibile SCIRÉ negli allestimenti del 1940 e del 1941.

COD: TM200-007 Categorie: , Marchio:

Descrizione del prodotto

Sommergibile SCIRÉ – La storia

Il sommergibile Sciré fu una delle 59 unità della Regia Marina italiana appartenenti alla classe “600”, così indicata per la classe di dislocamento delle unità che la componevano, che le collocava tra i battelli di piccola crociera. Questi battelli, che fin dalla prima serie, gli “Argonauta”, si erano dimostrati ben equilibrati e adatti a un buon impiego nelle acque del Mediterraneo in missioni di pochi giorni in aree non distanti dalle basi, esulavano, per dimensioni, dai limiti numerici imposti dai Trattati navali, e, pertanto, poterono essere riprodotti in un numero così cospicuo, contribuendo in buona parte alla campagna propagandistica dei “100 sommergibili”, che intendeva indicare nella flotta subacquea italiana la più potente al mondo. Lo Sciré, in particolare, faceva parte della quarta e più numerosa delle cinque serie della classe “600”, la serie “Adua”, detti anche degli “Africani”, poiché i 17 battelli che la componevano furono battezzati con nomi di località importanti nella storia della conquista delle colonie italiane dell’Africa Orientale. Gli “Adua” furono realizzati a Monfalcone dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico (C.R.D.A.), a Taranto dai Cantieri Tosi, e alla Spezia dai cantieri Odero Terni Orlando (O.T.O.) del Muggiano, tra il 1936 e il 1938. Lo Sciré, in particolare, fu impostato il 30 gennaio 1937, varato il 6 gennaio 1938, e consegnato il 25 aprile 1938. Nei primi mesi di servizio lo Sciré svolse la normale attività di primo addestramento stando di base alla Spezia, poi, tra il novembre 1938 e il gennaio 1940 si trasferì con l’intera 11a Squadriglia Sommergibili (composta anche dai battelli gemelli Ascianghi, Gondar e Neghelli) in Egeo, stando di base a Lero. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, lo Sciré, che era entrato a far parte della 15a Squadriglia Sommergibili di base alla Spezia, compì due missioni di guerra, in giugno e in luglio; nel corso della seconda, la sera del 10 luglio, silurò e affondò il piroscafo francese Cheik(1.057 t.s.l.), che, tuttavia, era ormai da ritenersi, dopo la resa della Francia, appartenente a una marina neutrale. Questa fu l’ultima missione di guerra “normale” dello Sciré, poiché, successivamente, la storia di questo battello si incrociò con quella di un mezzo, all’epoca ancora segretissimo, che portò a generare un sistema d’arma efficiente e temibilissimo, destinato ad entrare nella storia della Marina italiana e nell’immaginario collettivo. Dal 1935, infatti, la Regia Marina aveva sviluppato un’arma insidiosa denominata Siluro a lenta corsa (S.L.C.), divenuta poi famosa anche con il nomignolo di “maiale”. Si trattava di un siluro adattato al trasporto, su distanze di qualche miglia, in affioramento o in immersione, di una coppia di operatori muniti di uno dei primi mezzi autorespiratori per operare sott’acqua, e dotato di una o due teste cariche distaccabili, che potevano essere collocate sotto la carena delle navi nemiche ferme in rada. Il sistema derivava dalla “mignatta”, un mezzo estremamente simile come concezione, che, negli ultimi giorni della prima guerra mondiale, aveva ottenuto, pilotato dal Maggiore del Genio Navale Raffaele Rossetti e dal tenente Medico Raffaele Paolucci, il risultato di affondare nel porto di Pola la nave da battaglia austroungarica Viribus Unitis, appena ceduta alla Marina sloveno-croato-serba. Sugli S.L.C., i sistemi di sopravvivenza subacquea della coppia di operatori, ancora in larga parte sperimentali, richiedevano un lungo e speciale addestramento all’impiego e caratteristiche umane non comuni, ma negli anni immediatamente precedenti la guerra erano stati progressivamente sviluppati e portati a un livello ritenuto idoneo ad un impiego operativo con ragionevoli speranze di successo. Gli S.L.C. necessitavano, per portarsi a distanza operativa dagli obiettivi, di mezzi avvicinatori, e per questo scopo si ritenne che i sommergibili della classe “600” fossero quelli più adatti. Dopo alcune prove effettuate con il sommergibile Ametista, dotato di semplici selle di sostegno per tre “maiali”, fu deciso di destinare il gemello Iride a tentare la prima missione operativa, montandovi quattro serie di selle per altrettante armi, ma il battello fu affondato per attacco aereo il 21 agosto 1940 mentre si trovava in Libia in attesa di effettuare il suo primo tentativo. Per sostituirlo fu scelto il Gondar. Poiché con la sistemazione su selle il sommergibile avvicinatore non poteva immergersi al di sotto dei 30 m, profondità di collaudo degli S.L.C., il Gondar, sbarcato il cannone da 100 mm, fu allestito con un più perfezionato sistema di cilindri contenitori, sistemati due a poppavia e uno a proravia della falsatorre, ciascuno in grado di alloggiare un’arma, in modo da poter operare in immersione oltre i 30 m. Mentre si dirigeva su Alessandria d’Egitto per la sua prima missione, il battello fu intercettato da forze aeronavali alleate, sottoposto a lunga caccia e costretto ad autoaffondarsi per le avarie riportate. Malgrado questi insuccessi e pur essendo chiaro che negli eventi precedenti i britannici avevano potuto intuire la presenza di una nuova minaccia, si decise di perseverare nei tentativi, utilizzando lo Sciré, comandato dal capitano di corvetta Junio Valerio Borghese, che fu attrezzato con dotazioni di trasporto dei mezzi del tutto simili a quelle del Gondar. Nella prima missione (Operazione B.G. 1) il sommergibile non ebbe fortuna: a fine settembre 1940 diresse su Gibilterra per attaccare le navi della Royal Navy presenti in rada, ma fu richiamato alla base il 29, quando era ormai a poche decine di miglia dall’obiettivo, poiché la flotta britannica aveva lasciato la base. La missione fu ripetuta in ottobre (Operazione B.G. 2) e questa volta, nella notte tra il 28 e il 29, i tre maiali poterono essere rilasciati e dirigere sull’obiettivo, ma a causa di avarie tutti i tre mezzi dovettero desistere dall’attacco e furono affondati dagli equipaggi; due degli operatori furono catturati dai britannici, mentre gli altri quattro furono recuperati dall’organizzazione allestita in terra spagnola e rimpatriati. L’analisi degli insuccessi e le misure correttive adottate portarono a ritentare una missione su Gibilterra solamente nella notte sul 27 maggio 1941 (Operazione B.G. 3). Uno degli S.L.C. dovette essere subito affondato per avaria al motore, mentre gli altri due, che avevano imbarcato gli operatori del mezzo perduto e una delle sue cariche esplosive, affondarono mentre, entrati in rada, si predisponevano per le operazioni finali di attacco. Tutti gli operatori furono recuperati e tornarono in Italia. Un nuovo tentativo contro Gibilterra fu effettuato la notte sul 20 settembre 1941 (Operazione B.G. 4). Questa volta, sebbene nessuno dei tre mezzi riuscisse a raggiungere i bersagli assegnati (navi da battaglia o portaerei), tutti riuscirono a piazzare le loro cariche su bersagli alternativi, affondando la cisterna Fiona Shell (2.444 t.s.l.) e danneggiando gravemente la motonave Durham (10.900 t.l.s.) e la cisterna Denbydale (8.144 t.s.l.). Anche in questo caso l’organizzazione a terra potè far rimpatriare i sei operatori. Questo primo successo spinse a organizzare una nuova missione (Operazione G.A. 3), questa volta diretta contro la munitissima base di Alessandria d’Egitto, dove spesso si trovava il grosso della Mediterranean Fleet britannica. Trasferitosi a Lero ai primi di dicembre del 1941, lo Sciré, la sera del 18, rilasciò a breve distanza dall’obiettivo i tre S.L.C. che riuscirono a superare tutte le ostruzioni e a portarsi nei pressi degli obiettivi loro assegnati. L’esplosione delle cariche portò al grave danneggiamento delle navi da battaglia Valiant e Queen Elizabeth – che si posarono sul fondo con la carena squarciata e necessitarono di lunghi lavori di recupero e riparazione durati più di un anno – nonché della cisterna Sagoona (7.554 t.s.l.) e del cacciatorpediniere Jervis. Questa volta i sei operatori furono tutti catturati. Il successo fu uno dei principali conseguiti dalla Marina italiana durante la guerra nel Mediterraneo. Lo Sciré, passato al comando del capitano di corvetta Bruno Zelich, fu destinato ad una nuova missione insidiosa nell’agosto 1942 (Operazione S.L. 1). Questa volta l’obiettivo era il porto di Haifa, e l’attacco avrebbe dovuto essere portato con un nucleo di otto nuotatori d’assalto (a bordo si trovavano anche altri tre operatori con incarichi di appoggio), all’epoca denominati uomini “Gamma” (la lettera greca si riferiva alla prima lettera dell’indicazione di specialità, ovvero “guastatori”), dotati di autorespiratori, combinazioni subacquee, pinne e armati di cariche esplosive trasportate in appositi “bauletti” spalleggiabili da applicare sotto le carene della navi alla fonda. L’ultimo contatto con lo Sciré si ebbe il 9 agosto. Il battello, il mattino del 10 fu intercettato e colpito con bombe di profondità dalla corvetta britannica Islay, quindi, costretto a emergere, fu fatto segno dalle batterie costiere, che ne provocarono il definitivo affondamento e la morte dei 49 uomini di equipaggio e degli 11 operatori subacquei a bordo. Nel settembre 1984 la Marina Militare italiana effettuò sui resti del sommergibile un lungo ciclo di immersioni volte a preservare il relitto come sacrario dei caduti, operazione che portò anche al recupero di 42 salme e di diverse parti conservate attualmente come cimeli in diversi luoghi d’Italia.

Sommergibile SCIRÉ – Caratteristiche del kit

Il modello può essere realizzato nella versione dell’autunno 1940, dopo essere stato sottoposto ai lavori per trasformarlo in battello avvicinatore per mezzi i d’assalto, con la falsatorre originale,  e come appariva nella primavera del 1941, con la nuova falsatorre ridotta “alla tedesca”.
Il modello si compone di:

  • scafo e circa 30 altri pezzi stampati in 3D;
  • 2 lastrine in fotoincisione con circa 20 parti (molte delle quali multiple);
  • decal;
  • istruzioni dettagliate con viste prospettiche.

Sommergibile SCIRÉ – Recensioni

LIVELLO DI DIFFICOLTÀ DEL KIT
Modellisti esperti nella lavorazione e nel montaggio di kit multi-materiale. Presenza di parti delicate e di ridotte dimensioni.

Informazioni aggiuntive

Peso 0,525 kg
Dimensioni 32 × 23 × 6 cm