Nel 1937 i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone, su commessa della Regia Marina, impostarono nove battelli di una moderna serie di sommergibili di grande dislocamento per operazioni oceaniche, destinati a formare la classe “Marcello”; a questi, l’anno seguente, furono aggiunte altre due unità, la cui costruzione fu assegnata ai cantieri O.T.O. della Spezia. Ai primi nove battelli, che entrarono in servizio nel 1938, furono assegnati nomi di dogi e di ammiragli della Repubblica di Venezia, mentre gli ultimi due, completati l’anno seguente, ricevettero i nomi di Comandante Cappellini e Comandante Faà di Bruno, i comandanti delle due navi della flotta italiana perdute a Lissa nel 1866 (le corazzate Re d’Italia e Palestro), affondati con le loro unità. Il giorno dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania, il 10 giugno 1940, il Comandante Cappellini si trovava già in navigazione per raggiungere l’Oceano Atlantico e iniziare la lotta al traffico mercantile nemico, ma, nella notte sul 15, fu intercettato per due volte da navi britanniche nelle acque dello Stretto di Gibilterra, e, sottoposto a caccia, fu costretto a rifugiarsi nel porto di Ceuta, enclave spagnola in Marocco. Nella notte del 23 giugno il battello salpò di sorpresa, e, riuscendo a eludere la sorveglianza britannica, rientrò in Italia, alla Spezia. Salpato nuovamente per raggiungere l’Atlantico al comando del capitano di corvetta Salvatore Todaro – che divenne uno dei più noti comandanti sommergibilisti della Marina italiana, e che fu famoso per il suo comportamento umanitario nei confronti degli equipaggi delle navi da lui affondate – il battello superò lo Stretto di Gibilterra il 29 settembre 1940. Il 15 ottobre, nel corso della sua prima missione oceanica, affondò a cannonate il mercantile belga Kabalo (5.186 tsl), il cui equipaggio fu tratto in salvo e sbarcato a Santa Maria delle Azzorre, territorio spagnolo.
Raggiunta la base atlantica dei sommergibili italiani, situata a Bordeaux (nota anche come Betasom), il Cappellini fece, nell’inverno 1940-41, la sua seconda missione in centro Atlantico, sempre al comando di Todaro. Il 5 gennaio 1941 affondò il mercantile britannico Shakespeare (5.029 tsl), dopo un serrato duello di artiglieria; anche in questa occasione l’equipaggio nemico fu salvato e fatto sbarcare sull’Isola del Sale, nell’arcipelago di Capo Verde. Il 14 gennaio il Cappellini incontrò il piroscafo armato britannico Eumaus (7.472 tsl), adibito al trasporto di truppe, con il quale iniziò un furioso scambio di cannonate, durato circa due ore; ambedue le unità furono colpite, con numerosi morti e feriti a bordo (sul Cappellini morì il tenente Danilo Stiepovich), finché la nave britannica, colpita nei locali dell’apparato motore, fu costretta a fermarsi e fu affondata con un siluro. Questa volta non ci fu il tempo di soccorrere i naufraghi, poiché il segnale d’allarme lanciato dall’Eumaus era stato raccolto; presto giunse sul luogo dell’affondamento un idrovolante britannico, che lanciò due bombe la cui esplosione provocò seri danni al battello italiano. Il Cappellini fu costretto a riparare alle Canarie per le prime sommarie riparazioni, poi diresse per Bordeaux, dove, eludendo la sorveglianza nemica, giunse il 30 gennaio 1941. Dopo i lunghi lavori di rimessa in efficienza il Cappellini svolse altre tre missioni in Atlantico, ma senza conseguire risultati di rilievo. Il comando del battello passò poi al tenente di vascello Aldo Lenzi per una missione, durante la quale, il 2 dicembre 1941, fu affondato, al largo delle Azzorre, il piroscafo da carico britannico Miguel de Larrinaga (5.231 tsl). Successivamente, il 19 maggio 1942, al comando del tenente di vascello Marco Revedin, il Cappellini affondò, al largo di Capo San Rocco, la motonave svedese Tisnaren (5.447 tsl) e, il 31 maggio, la cisterna brasiliana Dinsdale (8.214 tsl).
Il 13 settembre 1942 il Cappellini partecipò all’azione di salvataggio dei naufraghi del piroscafo britannico Laconia, silurato e affondato dal sommergibile tedesco U 156; sul Laconia, oltre ai 436 uomini di equipaggio e a 408 militari britannici e polacchi, si trovavano anche 80 fra donne e bambini, e 1.800 prigionieri di guerra italiani. Il Cappellini riuscì a recuperare 49 italiani, diciannove britannici e un polacco, e assistette numerose imbarcazioni cariche di naufraghi, che furono poi raccolti da unità francesi. In base agli accordi stipulati tra Roma e Berlino, nel 1943 il battello venne trasformato in sommergibile da trasporto di materiali strategici da e per l’Estremo Oriente, occupato dai giapponesi. L’11 maggio 1943, al comando del capitano di corvetta Walter Auconi, partì per Singapore con un carico di 195 t di materiali, arrivando a Sabang il 9 luglio e raggiungendo poi Singapore con la nave coloniale italiana Eritrea. Con un carico di 156 t di gomma, stagno e tungsteno, ripartì per Sabang il 21 agosto, prima tappa del suo rientro in Italia, ma fu qui pretestuosamente trattenuto dai giapponesi in attesa che la situazione politica in Italia si chiarisse. Il 9 settembre, dopo l’annuncio della stipula dell’Armistizio tra l’Italia e gli Alleati, i giapponesi si impossessarono dell’unità e la consegnarono ai tedeschi, che la denominarono U.IT. 24, armandola con un equipaggio misto italo-tedesco, ma non utilizzandola mai. Alla resa della Germania il Comandante Cappellini fu incorporato nella Marina nipponica, che lo denominò I‑503. Alla fine del conflitto passò in mani statunitensi e fu affondato al largo di Kobe il 2 settembre 1945.
Motto: Nec aspera terrent (Non mi spaventano le difficoltà)
Edizione aggiornata
Il kit contiene le parti per due versioni che coprono gli anni di servizio dal 1939 al 1942 e consente anche la realizzazione del gemello Comandante Faà di Bruno.
Sommergibile CAPPELLINI / FAÀ DI BRUNO – CARATTERISTICHE DEL KIT
Il modello può essere realizzato in due versioni, prima e dopo l’abbassamento delle camice dei periscopi.
Il modello si compone di:
- scafo in resina;
- 2 lastrine in fotoincisione con oltre 110 pezzi;
- decal per bandiere e nomi (Comandante Cappellini e Comandante Faà di Bruno);
- istruzioni dettagliate con viste prospettiche.
LIVELLO DI DIFFICOLTÀ DEL KIT
Modellisti esperti nella lavorazione e nel montaggio di kit multi-materiale. Presenza di parti delicate e di ridotte dimensioni.




