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Cacciatorpediniere ASCARI (allestimento 1941)

 119,00

Kit in resina da stampa 3D e fotoincisioni in scala 1:350. Il kit consente di realizzare il cacciatorpediniere ASCARI nell’allestimento di fine 1941.

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Descrizione del prodotto

Nel 1937, la Regia Marina italiana, soddisfatta dalla buona riuscita dei cacciatorpediniere delle classi “Maestrale” – in servizio da qualche anno – e “Alfredo Oriani” – da poco completati – decise di costruire dodici nuove navi di questo tipo utilizzando lo stesso progetto delle classi precedenti, con un limitato numero di modifiche. Lo scafo rimase sostanzialmente inalterato, mentre la potenza dell’apparato motore fu portata da 48.000 a 50.000 hp; altre modifiche riguardarono la forma e le dimensioni delle sovrastrutture, anche se la disposizione generale delle stesse rimase immutata, tanto che – in mancanza di altre evidenze – solo un occhio allenato era in grado di stabilire a quale classe appartenesse una di queste unità vista in lontananza. La modifica di maggiore rilevanza fu l’abbandono definitivo del calibro di 13,2 mm per l’armamento antiaereo, che fu strutturato sulle sole armi da 20 mm, ormai destinate a divenire lo standard su tutti i cacciatorpediniere, anche quelli già in servizio. I cantieri Odero Terni Orlando (O.T.O.) di Livorno, che stavano completando i quattro “Alfredo Oriani”, furono incaricati, come capocommessa, di elaborare il progetto definitivo di massima e di costruire sei delle nuove unità, ma anche di condividere lo stesso progetto con altri due cantieri, i Cantieri Navali Riuniti (C.N.R) e i Cantieri del Tirreno (C.d.T.), ai quali affidare il completamento dei restanti esemplari; in particolare i C.N.R costruirono quattro unità, due ad Ancona e due a Palermo, mentre i C.d.T. ne costruirono altre due a Genova. Ciascun cantiere godette di una certa libertà nel modificare i dettagli del progetto, cosicché, alla fine, pur mantenendo i dodici caccia una sostanziale omogeneità, le scelte dei costruttori resero peculiari le navi nate nelle diverse località. Le dodici unità, impostate tutte nel corso del 1937 entrarono in servizio tra l’aprile 1938 e il maggio del 1939; la prima ad essere consegnata fu il Camicia Nera, di costruzione O.T.O, che divenne così l’unita eponima della classe, la quale fu, tuttavia, conosciuta e spesso indicata – anche ufficialmente – come classe “Soldati”. Con il Programma Navale del 1939 la Regia Marina manifestò l’intenzione di replicare la classe con altre dodici unità migliorate, otto delle quali da impostare tra il 1939 e il 1940, ma lo scoppio del conflitto in Europa bloccò questo progetto; solamente un paio di mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, la decisione di replicare i “Soldati” fu attuata, ma limitando il numero degli esemplari da realizzare sulla base delle perdite di cacciatorpediniere fino ad allora subite, a semplice titolo di rimpiazzo. Ne derivò la seconda serie della classe “Soldati”, su sette unità, quattro delle quali di costruzione O.T.O e tre di costruzione C.N.R. (ad Ancona); solo cinque di queste poterono entrare in servizio prima della fine del conflitto, mentre due non furono mai completate. Dei diciassette cacciatorpediniere delle due serie della classe “Soldati” complessivamente entrati in servizio, dieci andarono perduti per varie cause nel corso del conflitto: uno nel 1940 (Artigliere), due nel 1942 (Lanciere e Aviere), ben sette nei primi nove mesi del 1943 (Bersagliere, Corsaro, Bombardiere, Geniere, Ascari, Alpino, Corazziere). Dei sette sopravvissuti al conflitto, tre furono ceduti alla Francia (Legionario, Mitragliere e Velite) e due all’Unione Sovietica (Artigliere II ex Camicia Nera e Fuciliere) per effetto del Trattato di Pace, mentre i due restanti (Carabiniere e Granatiere), lasciati alla Marina Militare, contribuirono alla rinascita della Forza Armata, e, più volte rimodernati, rimasero in servizio per parecchi anni; furono radiati rispettivamente nel 1965 e nel 1958. L’Ascari, impostato a Livorno l’11 dicembre 1939 sugli scali dei cantieri O.T.O. e varato il 21 luglio 1938, fu l’ultimo dei “Soldati” della prima serie a entrare in servizio, il 6 maggio 1939. Fu assegnato alla 12ª Squadriglia cacciatorpediniere e, nell’unico anno di pace della sua breve vita, fu impegnato nella consueta attività addestrativa, che lo portò anche a toccare i porti italiani dell’Africa Settentrionale e dei possedimenti in Mar Egeo. Nei primi mesi di guerra l’Ascari – assegnato, con le altre unità della Squadriglia di appartenenza, alla scorta diretta della III Divisione Incrociatori (Bolzano, Trento e Trieste) – svolse con questa alcune missioni di ricerca del nemico o di appoggio ad altre formazioni navali. Il suo primo importante impego bellico fu durante la Battaglia di Punta Stilo del 9 luglio 1940, nel corso della quale partecipò, con la Squadriglia, all’attacco silurante condotto dai cacciatorpediniere italiani contro le navi britanniche, che aveva per scopo di impedire che queste potessero serrare le distanze dopo aver colpito la nave da battaglia Giulio Cesare e averla costretta a ridurre l’andatura; nel corso dell’assalto, che si esaurì quando ancora la distanza dai bersagli era notevole, l’Ascari lanciò un solo siluro, che non colpì il bersaglio. Nelle settimane seguenti l’attività dell’Ascari rimase legata a quella della 12ª Squadriglia cacciatorpediniere e, quindi, a quella della III Divisione incrociatori. Fra gli eventi più importanti di quel periodo vi furono i tentativi di contrasto alle operazioni britanniche “Hats”, a fine agosto, “MB.5”, a fine settembre, e “White”, a metà novembre, tutte conclusisi senza contatti con il nemico. Nuovamente impegnato con la Squadra Navale, prese parte anche alla Battaglia di Capo Teulada, il 27 novembre 1940, come scorta della III Divisione Incrociatori. In questa occasione dovette prestare assistenza al gemello Lanciere, colpito in pochi minuti con tre proiettili da 152 mm dall’incrociatore britannico Southampton, il primo dei quali rese inutilizzabile la macchina di poppa, il secondo attraversò lo scafo senza gravi danni, mentre il terzo bloccò l’alimentazione di acqua alle caldaie ancora funzionanti; l’Ascari e il gemello Corazziere protessero l’unità colpita con cortine di nebbia artificiale, impedendo alle navi nemiche di proseguire il tiro con efficacia, dopodiché l’Ascari prese a rimorchio il Lanciere e lo condusse a Cagliari. Nell’inverno del 1940-41 l’Ascari prese parte ad alcune missioni di bombardamento contro le posizioni dell’esercito greco lungo le coste dell’Albania, per contrastare la controffensiva ellenica. Nelle settimane seguenti, poiché l’importanza dell’attività di convogliamento di truppe e materiali verso il fronte dell’Africa Settentrionale divenne sempre più prevalente, aumentarono anche per i cacciatorpediniere più moderni le missioni di scorta ai convogli, anche se inizialmente questi furono impiegati a protezione delle unità maggiori destinate alla scorta indiretta dei trasporti. Nel corso di una di queste missioni, nella notte sul 25 febbraio, l’Ascari fu impegnato nella ricerca dei naufraghi dell’incrociatore leggero Armando Diaz, silurato e affondato dal sommergibile britannico Upright, con gravi perdite fra l’equipaggio. A fine marzo l’Ascari e la sua squadriglia presero parte, con la III Divisione, all’operazione “Gaudo”, un’incursione contro il traffico mercantile britannico in Egeo, che si concluse senza esito; mentre la Squadra rientrava verso Taranto, una tragica catena di eventi portò alla perdita di tutti i tre incrociatori pesanti della I Divisione e di due dei cacciatorpediniere di scorta, affondati nello scontro notturno di Capo Matapan. Nei mesi seguenti continuò l’attività di scorta indiretta ai convogli verso l’Africa, poi, in giugno, l’Ascari iniziò ad essere impiegato anche per rinforzare le scorte dirette dei convogli, poiché, a causa della mancanza di un numero di unità sottili adeguato a coprire le sempre maggiori necessità, anche le squadriglie normalmente destinate alle Squadre Navali dovettero spesso destinare le loro unità ai compiti di protezione del traffico. L’Ascari proseguì con la 12ª Squadriglia cacciatorpediniere anche l’attività di squadra, prendendo parte, a fine agosto, all’infruttuoso tentativo di contrasto dell’operazione “Mincemeat”; il mattino del 26 agosto, mentre le unità rientravano a Messina con la III Divisione, avvenne il siluramento e danneggiamento del Bolzano ad opera del sommergibile britannico Triumph. Il 23 settembre fu anche impegnato nella posa di uno sbarramento di mine con altri cinque cacciatorpediniere. Alla fine del mese, partecipò con l’intera Squadra Navale al contrasto dell’operazione “Halberd”, senza, tuttavia, che gli opposti schieramenti entrassero in contatto. Tra il 16 e il 19 dicembre 1941 l’Ascari fece parte di un numeroso complesso navale destinato a fornire la scorta indiretta a un importante convoglio per l’Africa Settentrionale, operazione che diede origine alla Prima battaglia della Sirte. La formazione navale italiana incrociò per caso un’analoga operazione britannica, che intendeva rifornire Malta di carburante con una cisterna scortata da tre incrociatori leggeri e otto cacciatorpediniere, ma, per una serie di errori di valutazione, non si rese conto di trovarsi in netta superiorità tattica, e così, seguendo le direttive di Supermarina, interruppe appena possibile lo scontro, assecondata, ovviamente, dai britannici, senza approfittare dell’occasione. Il pomeriggio del 22 gennaio 1942 l’Ascari fece parte di un altro importante complesso navale posto a protezione di due importanti convogli diretti in Africa con truppe, mezzi e materiali. Nel pomeriggio del 23 il convoglio fu attaccato più volte da aerosiluranti britannici che riuscirono a colpire la motonave Victoria, carica di truppe, affondandola con gravi perdite; solo l’opera dell’Ascari e di altri tre cacciatorpediniere riuscì a contenere il numero delle vittime, grazie a una lunga attività di ricerca dei naufraghi condotta nella notte. L’attività dell’Ascari per partecipare alle scorte indirette ai convogli fu intervallata, a fine marzo, da un’uscita della Squadra Navale per intercettare un convoglio britannico diretto a Malta. Nel pomeriggio del 22 marzo le unità italiane e britanniche entrarono in contatto, dando origine allo scontro noto come Seconda Sirte; lo scambio di colpi che ne seguì, più volte interrotto per la manovra e per le pessime condizioni meteo che riducevano la visibilità, portò al danneggiamento di alcune delle navi di scorta, cosicché il convoglio alleato fu costretto a proseguire con protezione ridotta e fu più volte attaccato, nelle ore seguenti, dagli aerei dell’Asse, subendo gravissime perdite. Nel rientro alla base le navi italiane incapparono in una tempesta che provocò l’affondamento di due cacciatorpediniere e che l’Ascari, invece, superò senza danni significativi. Trasferitosi a Cagliari e alla 10ª Squadriglia cacciatorpediniere, l’Ascari, il pomeriggio del 13 giugno 1942, salpò con altri caccia e con la VII Divisione Navale (incrociatori leggeri Raimondo Montecuccoli ed Eugenio di Savoia) per intercettare un convoglio britannico verso Malta (operazione “Harpoon”), uscita che portò alla Battaglia aeronavale di Mezzo giugno. Il mattino del 14 l’Ascari, in sezione con l’Alfredo Oriani, entrò in contatto con le unità britanniche di scorta, colpendo e danneggiando il cacciatorpediniere Bedouin, poi fu distaccato con altre unità a soccorrere il cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi, colpito e in fiamme. Nel frattempo le forze aeree italo-tedesche avevano inferto altri colpi alle navi del convoglio, cosicché, quando l’Ascari si poté riunire alle unità della VII Divisione, ebbe modo di collaborare all’affondamento di due navi del convoglio, ormai immobilizzate e abbandonate dagli equipaggi. Analoga missione di contrasto, questa volta all’operazione britannica “Pedestal”, prese il via l’11 agosto con l’uscita in mare di un notevole complesso di forze, del quale faceva parte anche l’Ascari, inviato a intercettare un importante convoglio di rifornimenti britannico che da Gibilterra dirigeva verso Malta. Le forze aeree e subacquee dell’Asse inflissero fin da subito duri colpi alla formazione nemica, tanto che il 12 agosto questa, dopo aver subito gravissime perdite (fra cui una portaerei affondata, la Eagle, e una danneggiata, la Indomitable, una corazzata danneggiata, la Rodney, oltre a due incrociatori affondati e due danneggiati) rientrò a Gibilterra lasciando di scorta al convoglio solo cinque incrociatori e dodici caccia; dieci delle quindici navi trasporto furono in totale affondate prima di raggiungere Malta. Per le incertezze nella interpretazione delle informazioni sui movimenti britannici, le forze navali di cui faceva parte l’Ascari non arrivarono al contatto con il nemico. Durante il rientro alle basi, le unità della III e della VII Divisione e le loro scorte furono attaccate dal sommergibile britannico Unbroken, che, con un unico fortunato lancio, danneggiò gravemente il Bolzano e il Muzio Attendolo; l’Ascari prestò assistenza a quest’ultimo consentendogli di raggiungere a lento moto Messina e porsi in salvo. Con la fine dell’estate le forze alleate iniziarono a riprendere l’iniziativa, mentre le necessità di rifornimento del fronte africano costrinsero a destinare alla protezione del traffico anche le unità sottili normalmente assegnate alla scorta delle divisioni navali. Anche l’Ascari fu sempre più frequentemente assegnato a questo compito; durante una di queste missioni, svolta tra il 18 e il 21 ottobre 1942, tentò di portare in salvo il piroscafo Titania, colpito da aerosiluranti la sera del 19, ma la nave fu nuovamente colpita il giorno seguente e affondò. Tra il novembre 1942 e il gennaio 1943 l’Ascari fu anche più volte impiegato nella posa di mine nel Canale di Sicilia; nella missione svolta il 7 novembre si ebbe il siluramento e il grave danneggiamento dell’incrociatore leggero Attilio Regolo, appena entrato in servizio, che poté poi essere riparato. Dall’autunno 1942, con il progressivo arretramento del fronte africano fino al territorio tunisino, divenne di prevalente importanza il trasporto dei rifornimenti sulla rotta che attraversava il Canale di Sicilia, sulla quale la minaccia nemica andò sempre più rafforzandosi, tanto da farle guadagnare il lugubre appellativo di “rotta della morte”. Anche i cacciatorpediniere dovettero svolgere la loro parte nel trasporto di uomini e materiali, oltre a quella di scorta ai convogli. Nelle prime ore del 24 marzo 1943 l’Ascari lasciò Palermo per riunirsi con i cacciatorpediniere Camicia Nera, Lanzerotto Malocello e Leone Pancaldo, tutti con truppe germaniche a bordo da trasferire urgentemente al fronte. Poche ore dopo il Malocello urtò una mina di uno sbarramento ignoto posato pochi giorni prima, e, ritenendo che la nave fosse stata silurata, l’Ascari tentò di prestarle assistenza affiancandosi una prima volta per trasbordare il personale non necessario; dopo essersi allontanato una prima volta, temendo un nuovo attacco subacqueo, l’Ascari manovrò per affiancarsi di nuovo, ma in quel momento urtò un’altra mina, che provocò il distacco della sezione di prora. L’unità, tuttavia, mostrava di mantenere un buon galleggiamento, mentre il Malocello, poco dopo, si spezzò in due affondando. In un mare pieno di naufraghi, e potendo manovrare solo a lento moto con macchine indietro, l’equipaggio dell’Ascari si prodigò per ore nell’opera di salvataggio, finché, alle 13.00 circa, urtò una seconda mina che asportò la poppa e rese impossibile il governo del relitto per la perdita di timone ed eliche. Venti minuti dopo, una terza mina esplose all’altezza della plancia e l’Ascari rapidamente affondò. Dei 247 uomini di equipaggio 194 persero la vita, oltre a 280 dei 286 militari tedeschi a bordo. Complessivamente, dei 1.133 uomini a bordo delle due unità ne morirono 994.

Cacciatorpediniere ASCARI – CARATTERISTICHE DEL KIT

Il modello può essere realizzato nell’aspetto che assunse dopo i lavori eseguiti fra la fine del 1941 e l’inizio del 1942.

Cacciatorpediniere ASCARI – RECENSIONI

Recensione del cacciatorpediniere Ascari pubblicata su Modelwarships.com – in lingua inglese

LIVELLO DI DIFFICOLTÀ DEL KIT
Modellisti esperti nella lavorazione e nel montaggio di kit multi-materiale. Presenza di parti delicate e di ridotte dimensioni.

Informazioni aggiuntive

Peso N/A
Dimensioni N/A
Scafo

Intero, Waterline