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Dopo che le prime prove in mare dei cacciatorpediniere della classe “Maestrale”, condotte nell’estate del 1934, avevano confermato che la strada intrapresa nella costruzione di questo tipo di unità aveva condotto a risultati migliori di quelli ottenuti con le precedenti classi “Freccia” e “Folgore”, la Regia Marina decise la costruzione di una nuova classe di quattro caccia, derivata dai “Maestrale”, il cui progetto definitivo fu redatto dal cantiere O.T.O. (Odero Terni Orlando) di Livorno, cui fu affidata anche la costruzione delle navi. La principale modifica consistette nell’aumento della potenza dell’apparto motore, portata da 44.000 a 48.000 hp, oltre a qualche leggera modifica esteriore e delle dotazioni; nel complesso, tuttavia, i nuovi cacciatorpediniere risultarono esteticamente molto simili alle unità da cui derivavano. Le quattro unità, completate tra l’autunno 1935 e la fine del 1937, formarono la classe “Oriani”, secondo la denominazione ufficiale data dalla prima di esse ad entrare in servizio, ma furono anche conosciute come classe “Poeti”, perchè ad esse furono dati i nomi di quattro letterati ai quali il Fascismo attribuiva l’aura di ispiratori dell’Idea: Alfredo Oriani (1852-1909), Giosuè Carducci (1835-1907), Vincenzo Gioberti (1801-1852) e Vittorio Alfieri (1749-1803).
Le quattro unità della nuova classe furono inquadrate nella 9ª Squadriglia cacciatorpediniere, la quale fu normalmente assegnata alla scorta della VIII Divisione navale, con la quale svolse la normale attività addestrativa nel Mediterraneo, compiendo importanti crociere e partecipando anche all’occupazione dell’Albania nell’aprile del 1939. Negli anni precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale, la squadriglia prese anche parte a due importanti riviste navali: la Rivista H, tenutasi nel Golfo di Napoli il 5 maggio 1938 in onore del Cancelliere tedesco Adolf Hitler e la rivista K, svoltasi nelle stesse acque l’11 maggio 1939, alla presenza del Principe reggente jugoslavo Pavel Karađjorđjević. Al momento dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania, la 9ª Squadriglia era assegnata stabilmente alla I Divisione incrociatori, composta dalle unità della classe “Zara”, con la quale condivise attività e destino. Il 9 luglio 1940, nel corso della battaglia di Punta Stilo, i quattro “Poeti” condussero un attacco silurante contro gli incrociatori leggeri britannici in testa alla formazione, per ostacolarne l’eventuale inseguimento della Squadra italiana dopo il danneggiamento della nave da battaglia Giulio Cesare, lanciando da grandissima distanza (oltre 13.000 m) cinque siluri che mancarono i bersagli. Nelle settimane seguenti i quattro “Poeti” parteciparono ad alcune scorte al traffico mercantile diretto in Africa Settentrionale ed effettuarono bombardamenti contro costa sul fronte greco-albanese in appoggio alle unità del Regio Esercito. Presero poi parte, il 27 novembre 1940, allo scontro di Capo Teulada, durante il quale protessero efficacemente con una cortina fumogena il grosso delle navi italiane impegnate nel tiro contro quelle britanniche. Si giunse così agli avvenimenti relativi all’operazione “Gaudo” del marzo 1941, che si conclusero con la perdita del Giosuè Carducci e del Vittorio Alfieri, distrutti nella notte del 28 marzo dal tiro ravvicinato delle corazzate britanniche al largo di Capo Matapan, durante il tentativo di soccorso e rimorchio dell’incrociatore pesante Pola, immobilizzato da un aerosilurante qualche ora prima. Dal breve e cruentissimo scontro, che portò alla perdita anche degli incrociatori pesanti Fiume, Pola e Zara, scamparono solo i cacciatorpediniere Alfredo Oriani e Vincenzo Gioberti, per cui la 9ª Squadriglia fu soppressa. Le due unità della classe sopravvissute furono inquadrate nella 10ª Squadriglia cacciatorpediniere con Maestrale e Libeccio.
L’Alfredo Oriani, che aveva subito notevoli danni durante lo scontro di capo Matapan, fu riparato ed ebbe poi la più lunga attività tra le unità della classe “Poeti”. Nel 1941 fu spesso impegnato in scorte ai convogli in navigazione per la Libia, tra le quali anche quella al convoglio “Duisburg”, distrutto dalla “Forza K” britannica nella notte sul 9 novembre malgrado la presenza di una imponente scorta diretta e ravvicinata. Dopo la conclusione dello scontro rimorchiò il cacciatorpediniere Grecale, gravemente danneggiato, fino a Crotone. In dicembre prese parte all’operazione M.42 che portò alla prima battaglia della Sirte, operando con la squadriglia come scorta agli incrociatori pesanti della III Divisione. Nel corso del 1942 l’Alfredo Oriani fu ancora impiegato nell’intenso traffico di rifornimenti ver-so l’Africa Settentrionale, sia come scorta diretta ai convogli, sia nella loro protezione indiretta, quando questa era garantita da unità maggiori. In marzo prese parte – inquadrato nell’11ª Squadriglia, in appoggio al gruppo comprendente la nave da battaglia Littorio – all’uscita che portò alla seconda battaglia della Sirte nel pomeriggio del 22, dove non ebbe parte attiva per le grandi distanze e le condizioni meteo avverse nel-le quali avvenne la fase tattica. Durante l’operazione Mezzo Giugno, originata dal contrasto all’operazione Harpoon di convogliamento di rifornimenti a Malta, l’Oriani fu aggregato con la sua Squadriglia alla VII Di-visione incrociatori leggeri; la mattina del 15 si impegnò in combattimento con caccia britannici, poi andò in soccorso del caccia Ugolino Vivaldi, colpito dal nemico; quindi, nel pomeriggio, riunitosi alla VII Divisione, sparò alcune salve e lanciò un siluro contro unità mercantili nemiche, senza mettere colpi a segno, ma appoggiando la proficua azione aeronavale italo-tede-sca, che consentì di ottenere alcuni affondamenti di mercantili e unità britanniche. Due mesi dopo prese parte anche all’operazione Mezzo Agosto, nata dal contrasto ad un’altra operazione di convogliamento, denominata “Pedestal”, assegnato ancora una volta, con la 10ª Squadriglia, alla scorta della VII Divisione; le navi italiane, tuttavia, rientrarono senza essere entrate in contatto con il nemico, che subì gravi perdite per l’azione aerea combinata italo-tedesca. L’Oriani fu in seguito quasi esclusivamente desti-nato alla scorta dei convogli per l’Africa. Nel settembre 1942 venne dotato di un apparato e.c.g e nel febbraio 1943 di un radiolocalizzatore tedesco tipo De.Te. Alla proclamazione dell’armistizio tra gli Alleati e il Regno d’Italia, l’Oriani, che si trovava alla Spezia, fu coinvolto nel trasferimento a Malta del-la Squadra Navale, che fu funestato, il mattino del 9, dalla perdita della nave da battaglia Roma, colpita da aerei tedeschi. Nel periodo della cobelligeranza, l’Oriani partecipò a numerose missioni di scorta al traffico. Il 2 maggio 1944 ebbe il suo ultimo scontro a fuoco, in un combattimento con motosiluranti tedesche al largo delle coste albanesi. Al termine della guerra fu destinato in conto ripa-razioni alla Francia, alla quale fu consegnato l’8 ago-sto 1948 nella base di Tolone, assumendo il nome D’Estaing, ma senza più essere impiegato a causa del suo stato di usura. Fu radiato dalla Marine Nationale nel 1954.Il Vincenzo Gioberti, unico dei caccia della classe “Poeti” uscito dallo scontro di Matapan senza danni, fu impiegato per tutto il 1941 nelle missioni di scorta al traffico con l’Africa Settentrionale, tra le quali anche quella sfortunata svoltasi tra il 16 e il 18 settembre, che portò alla perdita delle motonavi Oceania e Neptunia. Il 16 dicembre, con il gemello Alfredo Oriani e il Maestrale prese parte all’operazione M.42 e allo scontro della Prima Sirte, e successivamente, ai primi di gennaio del 1942, all’operazione di scorta indiretta denominata M.43. Dopo un lungo ciclo di lavori svolto alla Spezia tra il febbraio e il giugno 1942, il Gioberti riprese le missioni di scorta al traffico. Il 17 agosto, nel corso di una di queste, l’unità fu mitragliata da aerei britannici, subendo la perdita di numerosi membri dell’equipaggio. Il 19 ottobre, nel corso di un’altra missione di scorta a un convoglio, attaccò e danneggiò il sommergibile britannico P.42, che dovette interrompere la missione rientrando a Malta. Nei mesi successivi, fino a metà primavera del 1943, il Gioberti continuò l’attività di scorta ai convogli che rifornivano le truppe dell’Asse in Tunisia sulla cosiddetta “rotta della morte”, fino alla evacuazione delle ultime truppe impegnate in quel teatro di operazioni. In aprile fu danneggiato durante un bombardamento aereo statunitense sulla Spezia. Il Vincenzo Gioberti fu l’ultimo cacciatorpediniere italiano perduto nel corso della seconda guerra mondiale. Il 9 agosto 1943, durante la scorta agli incrociatori leggeri Giuseppe Garibaldi e Duca d’Aosta che si trasferivano dalla Spezia a Genova, l’unità fu raggiunta a poppa da due dei quattro siluri lanciati contro la formazione italiana del sommergibile britannico Simoon; spezzato in due, il cacciatorpediniere affondò rapidamente.
Cacciatorpediniere classe “ORIANI” – CARATTERISTICHE DEL KIT
Il modello può essere realizzato con una qualsiasi delle modifiche attuate tra l’entrata in servizio e la primavera del 1941.
Il modello si compone di:
- scafo e 2 tughe in resina;
- 6 lastre in fotoincisione con oltre 180 parti (molte delle quali multiple), e 1 lastra di dettagli;
- 115 parti minute (molte delle quali multiple) realizzate in stampa 3D;
- canne da 120 mm in ottone tornito;
- decal per bandiere, nomi e codici ottici;
- istruzioni dettagliate con viste prospettiche.
LIVELLO DI DIFFICOLTÀ DEL KIT
Modellisti esperti nella lavorazione e nel montaggio di kit multi-materiale. Presenza di parti delicate e di ridotte dimensioni.




