Sommergibile BARBARIGO – La storia
Nel 1937 i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone, su commessa della Regia Marina, impostarono nove battelli di una moderna serie di sommergibili di grande dislocamento per operazioni oceaniche, destinati a formare la classe “Marcello”, ai quali furono assegnati i nomi di altrettanti famosi protagonisti della storia marittima d’Italia (Lorenzo Marcello, Agostino Barbarigo, Enrico Dandolo, Angelo Emo, Lazzaro Mocenigo, Jacopo Nani, Andrea Provana e Sebastiano Veniero); a questi, l’anno seguente, furono aggiunte altre due unità, la cui costruzione fu assegnata ai cantieri O.T.O. de La Spezia. I primi nove battelli entrarono in servizio nel 1938, mentre gli ultimi due (il Comandante Cappellini e il Comandante Faà di Bruno) furono completati l’anno seguente. Dopo la dichiarazione di guerra italiana a fianco della Germania contro la Francia e la Gran Bretagna, il Barbarigo, che era dislocato a Napoli con il 2° Gruppo Sommergibili, rimase a operare in Mediterraneo, al comando del capitano di corvetta Giulio Ghiglieri, effettuando due missioni che non portarono a risultati positivi. Fu quindi destinato a raggiungere la base atlantica di Bordeaux per operare contro il traffico alleato sulle rotte oceaniche. Il 14 agosto effettuò il passaggio dello Stretto di Gibilterra e diresse nelle acque di Madera, dove attaccò con il cannone due piroscafi senza tuttavia provocarne l’affondamento. L’8 settembre 1940 raggiunse Bordeaux. Altrettanto infruttuose furono le tre successive missioni che ebbero come zona di operazione le acque ad ovest dell’Irlanda. Nella prima, iniziata il 14 ottobre e conclusasi il 13 novembre effettuò un attacco contro una formazione navale nemica composta da una portaerei e da navi di scorta, mancando i bersagli. Nella seconda, durata dal 10 febbraio al 7 marzo, affrontò condizioni meteo particolarmente avverse e non ebbe modo di effettuare attacchi. Nella terza, compiuta durante il mese di maggio, colpì con un siluro il piroscafo britannico Manchester Port (7.071 tsl) – il quale però, malgrado i danni, si sottrasse ad ulteriori attacchi, quindi, il 25, fu inviato a intercettare la forza navale britannica che inseguiva la corazzata tedesca Bismarck, ma non riuscì a intervenire prima che questa fosse affondata. Passato al comando del capitano di corvetta Francesco Murzi, completò, nel mese di luglio, una missione ad Ovest dello stretto di Gibilterra, nel corso della quale, il giorno 25, affondò a cannonate il piroscafo britannico Macon (5.135 tsl), e nella notte del 27, con i siluri, la cisterna britannica Horn Shell (8.272 tsl). Nella missione seguente, svolta tra ottobre e novembre 1941 al comando del capitano di corvetta Enzo Grossi, eseguì diversi attacchi contro le unità nemiche, ma, anche a causa del maltempo, non colse alcun successo. Salpò nuovamente il 14 gennaio 1942 per portarsi al largo delle Azzorre. Il 23 gennaio fu avvistato un piroscafo che navigava con tutte le luci accese; il comandate Grossi non si premurò di verificarne la nazionalità e la nave fu silurata e affondata, ma si rivelò poi essere il mercantile neutrale spagnolo Navemar (5.473 tsl). Il Barbarigo rientrò a Bordeaux il 15 febbraio. Il 30 aprile il Barbarigo iniziò l’ottava missione atlantica e, già durante la navigazione verso la zona di operazioni assegnata – al largo di Capo San Rocco, fra il Brasile e l’Africa -, attaccò a cannonate il piroscafo brasiliano Comandante Lyra (5.052 tsl), il quale, benché incendiato, poté essere trainato in salvo a Recife da un rimorchiatore, senza però poter essere più utilizzato. Il 20 maggio il comandante Grossi avvistò due navi (si trattava di due unità statunitensi, l’incrociatore Milwaukee e il cacciatorpediniere Moffet), attaccando con il siluro la più grande, che aveva identificato come una nave da battaglia della classe “Colorado”; certo di averla colpita ne comunicò in seguito l’affondamento, ma, in realtà, le due navi nemiche non si erano neppure accorte dell’attacco. Nella notte del 29 maggio il Barbarigo attaccò il piroscafo britannico Chalbury (4.836 tsl), affondandolo, e il 16 giugno rientrò a Bordeaux accolto dal tripudio generale. La missione successiva iniziò a fine agosto, sempre al comando di Grossi. Il battello fu inviato ad operare tra la costa della Liberia e le Azzorre, dove, il 1° ottobre subì due attacchi aerei nel corso dei quali perse la vita uno dei serventi alle mitragliere. Il 6 ottobre, portatosi nelle acque di Freetown, il Barbarigo attaccò con il siluro la corvetta Petunia, senza colpirla; anche in questo caso il comandante Grossi fece un macroscopico errore di valutazione e identificò il bersaglio come una nave da battaglia statunitense della classe “New Mexico”, ritenendo oltretutto di averla affondata. Il Barbarigo rientrò a Bordeaux il 30 ottobre, dopo due mesi di navigazione, e Grossi divenne l’eroe della propaganda bellica, ricevendo onorificenze e promozioni. Nel dopoguerra l’attività del comandante Grossi fu sottoposta a giudizio da parte di due commissioni d’inchiesta, la prima nel 1950 e la seconda nel 1962 (Grossi era nel frattempo morto in Argentina, nel 1960, a causa di un tumore); nella prima si concluse che il Grossi era stato un consapevole millantatore, per cui gli vennero revocate le decorazioni e le promozioni per meriti di guerra, con l’estromissione dai ruoli della Marina; la seconda commissione riconobbe la buona fede di Grossi, ma non ritenne necessario reintegrarlo nei ruoli, e ricostruì pienamente la sequenza degli eventi, confermando, di conseguenza, la revoca della concessione delle decorazioni. Passato al comando del tenente di vascello Roberto Rigoli, il Barbarigo salpò il 24 gennaio 1943 per la sua decima e ultima missione atlantica, portandosi al largo delle coste del Brasile. Il 24 febbraio affondò il piroscafo brasiliano Monte Igueldo (3.453 tsl), il 2 marzo il piroscafo passeggeri brasiliano Alfonso Penna (3.540 tsl) e il giorno seguente la motonave statunitense Staghound (8.591 tsl), concludendo così la sua attività di prima linea, brillantissima al di là delle millanterie di uno dei suoi comandanti. Fu quindi destinato ad essere impiegato nel trasporto di materiali pregiati da e verso l’Estremo Oriente occupato dai Giapponesi. Il 16 giugno 1943 salpò da Bordeaux per la sua prima missione di questo genere, diretto a Singapore. Non avendo più fatto sapere sue notizie, è da ritenersi che fu affondato in uno degli attacchi aerei statunitensi svoltisi sulla sua presumibile rotta tra il 17 e il 19 giugno. Tutti gli uomini a bordo persero la vita.
Sommergibile BARBARIGO – CARATTERISTICHE DEL KIT
Il modello rappresenta l’unità all’inizio dell’estate del 1942.
Il modello si compone di:
- scafo e circa 15 parti di allestimento stampati in 3D;
- 4 lastrine in fotoincisione con oltre un centinaio di pezzi;
- decal per bandiere e nomi e fregi;
- istruzioni dettagliate con viste prospettiche.
RECENSIONI
- Recensione del sommergibile BARBARIGO pubblicata su modelwarships.com
- Una positivissima recensione del sommergibile BARBARIGO è stata protagonista delle “RECENSIONI MODELLISTICHE” pubblicata a pag. 51 del numero 370 di Luglio 2024 di STORIA MILITARE.
LIVELLO DI DIFFICOLTÀ DEL KIT
Modellisti esperti nella lavorazione e nel montaggio di kit multi-materiale. Presenza di parti delicate e di ridotte dimensioni.




